
ひるなかの流星 – Hirunaka no Ryuusei; la locandina del live action del 2016 tratto dall’omonimo manga di Mika Yamamori.
Suzume Yosano ha quindici anni. Non è la classica liceale di Tokyo con la divisa a posto e i capelli perfetti, anzi. Suzume vive in campagna, corre scalza e tiene i capelli raccolti in due trecce demodé.
All’improvviso i suoi genitori decidono però di andare a lavorare all’estero, e certo mica possono lasciare da sola una quindicenne a casa. Per questo Suzune arriva a Tokyo, tutta trasandata, per trasferirsi a vivere assieme a suo zio. Ma Tokyo è grande e tutta uguale. Dopo ore di ricerche la liceale si arrende, si apposta in un parco, abbattuta ed è lì che viene raccattata come un gatto randagio da uno strano e affascinante venticinquenne con un berretto buffo e gli occhiali, Suzuki Shishio, che la accompagna a casa.
Shishio è un amico dello zio di Yosano e tra loro si crea uno strano rapporto, che diventa ancora più strano dal momento in cui Suzume scopre che Shishio è il suo sensei, il suo prof di inglese, che non si risparmia di chiamarla con nomignoli e vezzeggiativi anche quando sono dentro l’edificio scolastico. I due passano lunghi momenti sul tetto della scuola, mentre lei tenta di sfuggire agli sguardi insistenti dei liceali della capitale, che la trovano rozza e fuori moda. E qui Shishio le consiglia di fregarsene e di tentare comunque di farsi degli amici.
Suzume non si arrende e decide di seguire il consiglio del Sensei. Chiede formalmente l’amicizia al suo compagno di banco, Daiki Mamura, un adolescente in crisi che finge di fare il duro per nascondere come le sue orecchie vadano in fiamme tutte le volte che scambia due chiacchiere con un essere umano di sesso femminile.
Di qui la vita di Yosano, Shishio e Mamura prende delle strane svolte sentimentali, fatte di primi amori e stelle cadenti in pieno giorno.

Per quello che riguarda la recensione del Live Action: che dire. In via generale non sono mai stata una grande fan del cinema nipponico. Troppo spesso le riprese mi ricordano quelle di basso livello da soap-opera messicana, ma devo ammettere che Daytime Shooting Star mi ha lasciata piacevolmente stupita. L’ho adorato abbastanza da riguardarlo per ben tre volte, e anche la fotografia – seppur non eccelsa – era decisamente superiore a quella de Il segreto. Sarà che anche il manga me lo sono riletto un paio di volte, lasciando fiumi di lacrime e fazzolettini sparsi in camera, ma ritrovare nel live action le inquadrature che ricalcano le tavole esatte di Yamamori Sensei me lo ha fatto godere ancora di più.
Ho amato molto l’interpretazione fedele di Suzume fatta dall’attrice Nagano Mei, presente anche nei Live Action Rurouni Kenshin (2012) e Peach Girl (2017) – che devo assolutamente vedere. La Nagano riesce ad essere perfetta nel ruolo della “strana”, anche perché Suzume con tutti i suoi monologhi di riflessione ad alta voce non è un personaggio affatto semplice.

Ammetto che invece mi ha lasciata abbastanza tiepida la presenza di Shohei Miura nel ruolo di Shishio. A dirla tutta non sembrava nemmeno il personaggio del manga, non per una questione fisica – fermo restando che il volto di Shishio lo avevo immaginato un po’ diverso – ma proprio per il personaggio in sé, che ha un carattere molto più insipido di quanto non lo abbia nel manga.

Shirahama Alan, membro del gruppo maschile J-Pop Exile e leader del gruppo Generations from Exile Tribe, è riuscito a interpretare il caro Mamoru, uno dei miei personaggi maschili di shojo-manga preferiti, esattamente per come me lo ero immaginato e per come la Yamamori gli ha dato vita nelle pagine del suo manga.
Risultato finale, nonostante l’interpretazione di Shishio mi abbia fatto un po’ storcere il naso, lo consiglio assolutamente, ovviamente accompagnato dalla lettura del manga da cui è tratto che è davvero un MUST per tutte le amanti degli Shojo scolastici.